Scienza

8 curiosità su Chernobyl, il più grande disastro nucleare della storia

Il disastro di Černobyl' è stato il più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare.
26 aprile 1986: il mondo visse attonito il più grande disastro nucleare della storia. All’1.45 del mattino, durante un test definito di sicurezza, ma condotto in realtà in aperta violazione di tutti i protocolli e delle più elementari regole del buon senso, il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, esplode.



Quattordini anni dopo, il 15 dicembre 2000 venne spento l’ultimo reattore della centrale nucleare di Chernobyl.

Ecco 8 fatti che #nontuttisanno sul più grande disastro nucleare della storia.

1. Se fosse accaduto di giorno c’erano maggiori speranze di evitare il disastro.
Il 26 aprile del 1986 all’1 e 23 minuti di notte, nel corso di un test di sicurezza si verificò un’esplosione nel reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl. La causa del disastro è da ricondursi ad un concorso di negligenze organizzative, mancanze strutturali e incompetenza umana. Il test doveva essere condotto di giorno, da personale appositamente preparato, ma poi, per evitare il rischio di un deficit di fornitura elettrica alla vicina città di Kiev, il test venne svolto di notte, quando era in servizio personale che non conosceva le procedure di emergenza. La reazione nucleale sfuggì di controllo e inoltre i sistemi di sicurezza erano stati disattivati. La terribile esplosione nel nucleo radioattivo scoperchiò letteralmente il reattore provocando una fuoriuscita di iodio e cesio radioattivi nell’aria.
2. Allarme differito.
Agli abitanti di Pripyat non fu detto nulla nelle 33 ore successive all’esplosione, durante le quali rimasero esposti alle radiazioni. Soltanto nel pomeriggio del 27 aprile venne comunicato (alla radio) l’ordine di evacuazione di tutta la popolazione. Nel resto dell’Unione Sovietica la notizia venne diffusa il 28 aprile con uno scarno comunicato del notiziario della tv di stato: “Nella centrale nucleare di Chernobyl si è verificato un incidente. Uno dei reattori nucleari è stato danneggiato. Vengono adottate tutte le misure per limitare le conseguenze. Viene prestato soccorso alle persone coinvolte. E’ stata creata una commissione governativa”. Intanto la nube radioattiva investì la Bielorussia e poi la Scandinavia. Fu dalla Svezia che partì l’allarme della comunità internazionale. Il 28 aprile un satellite americano mostrò le prime fotografie aeree dell’incendio al reattore.
3. Gli eroi di Chernobyl.
I “liquidatori”. Un nome che ha consegnato alla storia le gesta di quasi 600 mila uomini che tra il 1986 e il 1991 hanno rischiato la loro vita per limitare le conseguenze della catastrofe. 25 mila di loro sono morti per le radiazioni assorbite. I primi ad arrivare sono stati i pompieri di Pripyat, che, nella notte del 26 aprile, lavorarono per spegnere quello che pensavano fosse un normale incendio. Poi, nei giorni successivi, arrivarono a Pripyat da tutta l’Unione Sovietica migliaia di uomini assoldati un po’ a caso. Molte volte si trattava di persone spinte dalla possibilità di ricevere un compenso in denaro rilevante, ma ignare del rischio che correvano. I Liquidatori uscivano sul tetto del reattore armati di pale e badili per buttare in basso sabbia, boro, blocchi di grafite sopra il nucleo radioattivo. Ogni sortita durava al massimo 40 secondi e si andava avanti 24 ore su 24. Agli occhi di un pubblico preoccupato per le conseguenze della catastrofe i liquidatori divennero gli eroi di questa tragedia.
4. Dopo la catastrofe Chernobyl continuò a funzionare.
Al momento della catastrofe, la centrale nucleare di Chernobyl era la più potente dell’URSS. Dopo la catastrofe del 26 aprile 1986, gli altri tre reattori rimasero ancora in funzione. L’11 ottobre del 1991, dopo un incendio nella sala macchine venne spento il reattore numero 2. Il reattore più vecchio, il numero 1, venne spento dieci anni dopo la catastrofe, il 30 novembre 1996, dopo che nel 1995 un avaria al sistema di raffreddamento aveva provocato una nuova fuoriuscita di radioattività. Il 15 dicembre 2000 venne spento anche l’ultimo reattore funzionante, il numero 3. Resta il problema del combustibile nucleare ancora tutto nei reattori, la cui completa dismissione è prevista soltanto nel 2065. Attualmente nel sito nucleare di Chernobyl lavorano ogni giorno 2000 persone, tre volte meno rispetto alla forza lavoro impiegata trent’anni fa.
5. Gli strani mostri di Chernobyl.
I “capelli di Elena” sono residui radioattivi rimasti attaccati al “coperchio” del reattore esploso. Il nome tecnico del coperchio è “Component E”, da cui il soprannome di Elena. La “zampa di elefante” è invece una massa solidificata di combustibile nucleare mischiato a detriti, sabbia e grafite, lunga circa 2 metri ed alta 70cm, situata nel luogo dove si trovava la base del nocciolo del reattore 4. Nel 1986 emanava una radiazione di 10 000 rentgen all’ora: 60 secondi di esposizione erano sufficienti a portare alla morte successiva, tre minuti avrebbero portato alla morte in appena due giorni. Oggi emana meno di un decimo delle radiazioni originarie, ma capaci di risultare fatali in 8 minuti.
6. Il Sarcofago.
Il primo sarcofago, costruito in 6 mesi da maggio a novembre 1986 per isolare il reattore esploso, è ormai al collasso. La struttura di cemento armato, all’interno del quale è contenuto ancora più del 90% del materiale radioattivo, presenta crepe e infiltrazioni d’acqua che rischiano di contaminare il sottosuolo e la falda acquifera. Il progetto del nuovo sarcofago “New Safe Confinement” è attualmente in fase di realizzazione. Sarà pronto entro il 2018.
7. Da Utopia… a città fantasma.
La città di Pripyat si trova nell’Ucraina settentrionale, a circa 100 km a nord di Kiev e solo a 16 dal confine bielorusso. Era stata costruita nel 1970 appositamente per accogliere i lavoratori della centrale nucleare di Chernobyl, situata a circa 2 km dal centro. Pripyat aveva solo 16 anni al momento della tragedia nella centrale nucleare e contava una popolazione di circa 40 000 abitanti. La città rispecchiava i canoni ideali della pianificazione urbanistica sovietica. Il 27 aprile del 1986, all’indomani della catastrofe, tutti gli abitanti di Pripyat e dei dintorni furono evacuati. Gli dissero che sarebbero tornati dopo pochi giorni e di prendere con sè solo i documenti. Più di 110 mila persone invece non fecero mai ritorno a casa. Qualcuno, però, tornò. Secondo le stime, attualmente, nella cosiddetta “zona di alienazione” entro 30 km dal reattore vivono circa 200 persone. Quasi tutti anziani, che 30 anni fa scelsero di ritornare a casa dopo qualche mese ed oggi vivono mangiando i prodotti che loro stessi coltivano nei terreni contaminati. Pripyat oggi è una città fantasma. Disabitata e ricoperta di vegetazione può essere considerata, sotto certi aspetti, una Pompei moderna, distrutta questa volta non dalla Natura ma dalla mano dell’uomo. Nei dintorni i boschi sono il regno “contaminato” di lupi, linci, orsi e cervi a testimonianza che via l’uomo, la natura ha trovato da sola l’equilibrio per andare avanti.
8. Chernobyl meta turistica…
Col tempo Chernobyl è diventato un luogo “turistico” sempre più visitato. Sono più di 10 mila all’anno le presenze nella “zona di alienazione”. Secondo gli operatori, visitare Chernobyl è sicuro, basta attenersi con scrupolo ai divieti imposti: non toccare nulla, non sedersi a terra, non bere, non fumare. Come ogni località turistica che si rispetti anche Chernobyl ha i suoi simboli. Uno di questi è la ruota panoramica nel parco della città, su cui, forse, non è mai salito nessuno: la ruota doveva essere inaugurata il 1° maggio 1986.




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