Società

Disabile picchiato a Olbia, impariamo tutti a denunciare il male



L’episodio di Olbia lascia con un senso di sgomento e vergogna: la brutalità del male quotidiano spesso si regge sul silenzio e l’indifferenza degli altri, anche la nostra.

Luca, un giovane uomo di 37 anni che soffre di una grave disabilità psichica, è stato selvaggiamente colpito e picchiato a ripetizione con schiaffi, pugni, perfino ginocchiate al volto. L’episodio è avvenuto fuori dalla discoteca “La Luna” di San Teodoro, in Sardegna. Se ne è venuti a conoscenza grazie ad un video postato sui social. L’aggressore, 27 anni, pesta Luca senza un apparente motivo. All’improvviso scatena la sua violenza fino a che Luca cade a terra svenuto. L’impressione è che aspetti di essere ripreso dal cellulare per cominciare la sua esibizione di violenza, che ovviamente viene postata sul web. Luca non può far altro che subire.

Quello che più sgomenta e fa male, che lascia un dolore fisico, quasi come quegli schiaffi li avremmo presi noi è l’indifferenza di chi è spettatore, che rimanendo fermo, non andando in soccorso della vittima, diventa anch’egli partecipe della barbarie. La persona che gira la scena dell’aggressione, ad esempio, è, per me, colpevole allo stesso modo. Gli spettatori occasionali che vanno e vengono lì intorno indifferenti? Colpevoli.

Il male, quello quotidiano, quello che se la prende coi più deboli e indifesi, trova quindi sostegno sull’indifferenza degli altri. Impariamo allora ad urlare e a denunciare, a difendere i più deboli, a far indietreggiare il male, in tutte le sue forme, anche quando dietro c’è un bullo di quartiere. In questo modo difenderemo noi stessi ed i nostri figli.

A nulla servono le scuse dell’aggressore su Facebook.

Disabile picchiato a Olbia

Le scuse dell’aggressore sui social




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