Società

La Grecia e il suo leader devono affrontare scelte sempre più difficili

La Grecia e il suo leader affrontano scelte sempre più difficili

Dall’euforia del referendum all’accettazione di un accordo doloroso.

Dieci giorni dopo che il 62% degli elettori ha detto “no” all’accordo di giugno proposto dai creditori, il parlamento del paese ha votato una serie di riforme che appaiono, come per assurdo, ancora più restrittive e dure.
Mentre fuori molti manifestavano anche in maniera violenta, in parlamento veniva votata la linea a sostegno dell’accettazione dei nuovi accordi. Almeno 38 dei 149 parlamentari che appartengono a Syriza, il partito di sinistra al governo, hanno rifiutato di sostenere l’accordo.
Tra questi c’era Zoi Konstantopoulou, il presidente del parlamento, che ha parlato di una “giornata nerissima per la democrazia in Europa“.

Un sondaggio rivela, però, che piuttosto che accusare di “tradimento” il parlamento, che evidentemente non ha tenuto conto del risultato referendario, 7 Greci su 10 hanno ritenuto giusta e necessaria la decisione di cedere al diktat dell’Unione europea.

Il risultato del voto del 5 luglio promosso da Alexis Tsipras, contro un ultimatum che non piaceva, ha il sapore di una beffa: l’accordo attuale è perfino peggiore. Nonostante ciò, lo stesso sondaggio, rivela che secondo i cittadini greci Tsipras non dovrebbe dimettersi.

La resa di Tsipras è stata inaspettata per molti, uno shock, ma evidentemente la “resa delle armi” è stata inevitabile.

L’euforia del dopo referendum ha lasciato il posto alla stanchezza e a una certa dose di delusione. Una parte di chi ha votato “no” non l’aveva fatto certo con l’intenzione di uscire dall’euro, era un modo per provare a cambiare le cose, a far sentire al mondo intero come la Grecia si potesse ribellare alle decisioni dei potenti. Essere ancora dentro l’euro è un sollievo per molti, essere dentro e accettare un accordo peggiorativo lo è molto meno.

Tsipras intanto sembra cambiato e con i creditori usa toni e termini molto più concilianti e rasserenati, tanto che i creditori sono diventati “partner” e l’aggressività verbale è di colpo svanita.

Le proteste in Grecia continuano.

Come è lecito aspettarsi, del nuovo accordo molti non sono per niente felici. Il 15 luglio farmacisti, operai comunali e altre categorie di lavoratori, hanno scioperato per protestare contro l’impatto che le riforme avranno sul loro reddito. Anche i lavoratori del settore pubblico non sono felici dell’accordo, poiché molti potrebbero perdere il loro posto.

D’altra parte una Grecia più stabile può almeno contare, come sempre, sul turismo. Rimanere in Europa e scongiurare, per il momento, l’uscita dall’euro dovrebbe far confermare molte delle prenotazioni che in queste settimane erano state sospese.

Una grande fetta dell’economia della Grecia si basa sul turismo. Idee su come ripartire dal turismo coincidono spesso con l’idea di aumentare le tasse legate a questo settore. D’altra parte, come nel più classico cane che si morde la cosa, il conseguente aumento dei prezzi, potrebbe spingere i turisti a scegliere mete concorrenti.

Insomma, Tsipras affronta un compito immane: il sistema finanziario scricchiola, la disoccupazione è in aumento e la recessione non aiuterà. E lo spettro della Grexit non è del tutto sparito.

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