Cinema e Teatro

La La Land, un inno alla semplicità



Nel momento in cui si giudica un film è giusto collocare quest’ultimo nel periodo in cui è uscito, per poter trarre le conclusioni su cosa voglia trasmettere a noi spettatori, in relazione a quello che stiamo vivendo mentre lo guardiamo.

Il 2016 sarà ricordato come l’anno delle presidenziali americani più tese, nevrotiche e cariche di rivalità di tutti i tempi. Mentre Donald e Hilary si davano battaglia senza alcuna esclusioni di colpi, l’Europa era messa in ginocchio dal terrorismo. Nizza, Berlino, Istanbul e il capodanno di sangue con l’ennesima inspiegabile strage ancora nella capitale turca. Un anno difficile, teso che ha visto trionfare quello che sarà il presidente USA più discusso e odiato di sempre. Come se di odio non ce ne fosse già abbastanza nell’aria.

In questo maledetto 2016 un giovane regista emergente di nome Damien Chazelle, il cui ultimo lavoro è un possente film sul jazz (Whiplash) ha preso in mano la telecamera e a girato La la land, musical con Ryan Gosling e Emma Stone.

La la land è una storia semplice, anzi, semplicissima. Parla di due giovani, Mia e Sebastian che hanno una passione, lui il jazz e lei il cinema, e che fanno di tutto per realizzare il proprio sogno: lui aprire un locale di musica dal vivo, lei fare l’attrice.

Le loro strade si incroceranno e ognuno sarà protagonista della vita dell’altro, insieme lotteranno per realizzare ciò che sognano da sempre.

La semplicità del film parte dal titolo, La la land, forse un omaggio alla città di Los Angeles, luogo in cui è ambientato il film, sicuramente un plauso alla musica. La musica nella sua semplicità più pura e genuina, quella che solo una canzoncina recitata in testa che fa “la la la” ci può trasmettere. Ma La la land è anche la terra dei sogni e delle speranze, il campo di gioco in cui tutti noi ce la vediamo con noi stessi, ogni giorno, per capire se siamo all’altezza dei nostri sogni.

I due personaggi del film non hanno un età ben precisa, come non ce l’hanno i sogni, sono teneramente innamorati come lo sarebbero due ragazzini alla loro prima relazione e ci trasmettono il loro amore con il canto e il ballo. C’è un punta di goffaggine nei loro movimenti, forse voluta, forse no. Ma questa rende tutto ancora più leggero, o leggiadro, come il ballo fluttuante sulla Senna, cuore del film.

La pellicola si guarda con un leggero riso sulla bocca, non ci sono pretese, è una semplice boccata d’aria fresca orchestrata da una regia sapiente, che non risparmia citazioni di grandi maestri del cinema (una su tutti, il Woody Allen di Tutti dicono I love you) e che ha l’intelligenza di puntare volutamente sulla leggerezza dei toni e delle musiche per stemperare il clima di questo periodo.

Così  anche il grande Ryan Gosling dopo il misterioso Driver di Drive, e il motociclista rapinatore di Come un tuono, è riuscito nell’impresa di trasfprmarsi in Sebastian il ballerino, ma non per puntare allo scettro di divo assoluto di Hollywood ma per contribuire al messaggio nascosto del film: stemperare i toni.

In un clima di pesantezza estrema La la land ci invita a prendere un bel respiro profondo per buttare fuori le tossine dell’aria che ci circonda e se l’Accademy deciderà di regarargli il premio di miglior film alla notte degli oscar, quello sarà solo il messaggio che quest’anno è giusto che vincano la leggerezza e il sorriso, almeno al cinema.




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