Cinema e Teatro

Perfetti sconosciuti, quando lo smartphone ti distrugge la vita segreta

Era ormai da tempo che nelle sale non usciva un film italiano di spessore e con un soggetto così interessante come Perfetti sconosciuti, uno di quei film che trasmette qualcosa e che ci fa riflettere sulla nostra vita e che ci lascia pieni di domande. Già lo slogan del film ci dice molto: “Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata, una segreta“. Ovviamente, Perfetti sconosciuti dà per scontato che tutti abbiano dei segreti e che non esista al mondo uomo o donna senza almeno un segreto. Ma davvero questi segreti, se rivelati, possono mettere a repentaglio anche le nostre relazioni più stabili e le amicizie più vere?

Perfetti sconosciuti, diretto abilmente da Paolo Genovese, ha centrato in pieno l’argomento del momento: tutta la nostra vita è racchiusa in una scatola nera, lo smartphone, che si rivela spesso la rovina delle nostre esistenze. Nel film vengono narrate le relazioni in un gruppo di amici, che si ritrovano a casa di due di loro per una cena. Lo spettatore conosce i personaggi grazie ai dialoghi dei commensali, che ad un certo punto decidono di fare un gioco all’apparenza innocuo, che si rivelerà molto pericoloso: per tutta la durata della cena gli smartphone di tutti saranno sul tavolo e ognuno dovrà condividere con gli amici messaggi, telefonate e notifiche varie.

Il gioco nasce da un’idea di Eva (Kasia Smutniak), una cinica analista che stuzzica gli amici e il marito Rocco (Marco Giallini) che dicono di non avere segreti da rivelare e conoscere tutto sui loro amici di vecchia data. Il gioco, che inizialmente sembra un divertente passatempo per animare la serata, si trasforma presto in tragedia e il film inizia a perdere, a poco a poco, il suo lato comico e spensierato per raggiungere momenti di alta tensione. Anche i più insospettabili tra i commensali hanno segreti che lasciano sbigottiti gli invitati quanto il pubblico in sala. A partire da quella strana serata, la vita intera dei sette amici cambierà radicalmente e tutte le loro relazioni verranno completamente stravolte.

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I sette amici sono davvero dei perfetti sconosciuti, in realtà non conoscono niente l’uno dell’altro e anche tra le coppie non c’è trasparenza e lealtà. Oltre ad Eva e Rocco, che hanno una figlia adolescente alle prese con i primi problemi amorosi, altre due coppie sono sposate: Lele (Valerio Mastandrea) e Carlotta (Anna Foglietta) hanno due figli e convivono con un dolore datato ma ancora prepotente; Cosimo (Edoardo Leo) e Bianca (Alba Rohrwacher) sono la coppia più fresca, neo-sposi che stanno provando ad avere un figlio, molto gelosi l’uno dell’altra. L’unico solo è Peppe (Giuseppe Battiston), che aveva promesso agli amici di far conoscere loro la sua nuova fidanzata, Lucilla, che però si è ammalata, lasciando così i commensali travolti dalla curiosità che li aveva tanto animati prima della cena.

Dopo l’antipasto e la prima portata di gnocchi al forno, l’atmosfera inizia a farsi pesante e cupa e i commensali si ritrovano travolti dall’ansia e dalla tensione. Anche lo spettatore segue con loro le agghiaccianti rivelazioni degli amici seduti a tavola e non può che provare lui stesso imbarazzo e perplessità, come se anche lui avesse qualcosa da nascondere e teme di essere scoperto da un momento all’altro. In effetti, lo scopo del film forse è proprio questo: punzecchiare chi ha segreti scomodi, chi tradisce e chi rovina silenziosamente la sua vita e quella degli altri. L’ottima regia, con un’apparente lunghissimo piano sequenza ottenuto grazie ai veloci stacchi di camera, permette allo spettatore di sentirsi coinvolto nei discorsi e di gioire e arrabbiarsi con i protagonisti.

Perfetti sconosciuti non vuole condannare l’intero genere umano additandolo come doppiogiochista, ipocrita e vile. Infatti, su sette personaggi presentati, uno solo può dirsi senza segreti, o meglio, con un segreto talmente insignificante da non apparire rilevante, anche perché non incide negativamente sulla serenità della famiglia e sui rapporti con gli amici, che, tra l’altro, ne sono già a conoscenza, a prova del fatto che realmente nessuno conosceva i segreti altrui perché, se così fosse stato, non sarebbero rimasti nascosti a lungo.

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Il grandioso soggetto, la decisiva e sapiente regia e la ben costruita sceneggiatura si aggiungono ad un cast strepitoso. Perfetti sconosciuti, però, termina con un finale particolare che potremmo definire aperto e lascia spazio ad una libera interpretazione. Infatti, la scena finale del film mostra i personaggi come all’inizio della serata, come se nulla fosse successo, nell’ipotesi che il gioco non si sia mai svolto e che quindi nessuno sia stato smascherato. La tragica commedia è avvenuta realmente e le relazioni tra i commensali si sono rotte definitivamente oppure il tutto è solo il frutto della fantasia di chi voleva giocare?

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