Società

Il nuovo presidente delle Filippine: il punto di vista dei ragazzi immigrati in Italia

Maverick Rodrigo Duterte



Stamattina, dopo aver sentito alla radio la notizia della quasi certa vittoria del candidato Rodrigo Duterte alle elezioni democratiche nelle Filippine, ho pensato che dovevo andare in classe a raccontarlo e scioccare un po’ il torpore in cui questi miei studenti vivono, ma soprattutto mostrare la mia preoccupazione reale per il paese d’origine di tre di loro.

Sono entrata e parlando dei miracoli in Great Britain , il miracolo Leicester di Ranieri e il miracolo Sadiq Khan, primo musulmano di origini pakistane eletto sindaco della capitale del Regno unito e poi ho sottolineato come in altri paesi che ci coinvolgono gli States e le Filippine, stanno per eleggere due candidati che di miracoloso hanno ben poco e che rilasciano dichiarazioni scioccanti e insopportabili per un orecchio democratico. Riferendomi appunto a Donald Trump e Maverick Rodrigo Duterte.
Duterte ha detto di voler massacrare criminali e drogati, ha scherzato sullo stupro di una missionaria Australiana e concluso di voler dissolvere il congresso se questo non sarà d’accordo con lui. Non ha risparmiato nemmeno commenti sulla disputa territoriale con la Cina nel Mar cinese del sud , asserendo che si recherà nelle isole contese e pianterà la bandiera delle Filippine. Troppo davvero per un presidente di uno stato dove Ferdinando Marcos ha governato un regime dittatoriale dal 1965 al 1986.
Dapprima alcuni di loro, italiani, mi chiedono Trump chi?, ma dopo poco uno studente filippino interviene, con la sua solita cordialità e delicatezza, facendomi pensare seriamente che con questi studenti a volte bisogna essere sempre più preparati e pronti sull’attualità. A volte. E questa era una di quelle. Io ho riferito in classe le notizie che avevo appena ascoltato alla radio che considero un valido strumento di comunicazione e con una offerta ampia di notizie internazionali, ma senza approfondire. Il ragazzo di cui sopra, peraltro in un inglese perfetto, mi fa notare che il candidato , oggi presidente vincitore, non ha detto precisamente quelle cose riferite dai media occidentali , è stato travisato e manipolato dal nostro modo eurocentrico di considerare le notizie , e ha detto invece che Duterte ha dichiarato di voler far tornare le Filippine grandi come un tempo, e che vuole far si che non siano più considerati schiavi di altri popoli, bensì far diventare gli altri popoli schiavi loro. E comunque, concludeva, ha l’intenzione di rendere migliore , più vivibile e sicuro lo stato delle Filippine. Mi sono sentita ovviamente colpita dalla difesa di un uomo che considero completamente folle e antidemocratico che avrà la presidenza di uno stato che ha già vissuto un governo totalitarista per decenni, sotto la dittatura di Marcos. Non solo, alla fine della lezione, l’altra studentessa filippina , solitamente molto riservata ed estremamente timida, mi viene a raccontare che i suoi genitori giusto ieri sono andati all’ambasciata a votare ed han votato per Duterte proprio per le ragioni appena espresse dal suo compagno. Subito ci tiene a sottolineare che lei è in disaccordo ed è preoccupata, ma io mi sono sentita di risponderle che probabilmente non ho tutte le informazioni necessarie per commentare l’accaduto e che certamente appena vorranno potranno fare un approfondimento in classe su quest’uomo e sulla sua storia . Torno comunque a casa sconvolta nel pensare alle dichiarazioni contro i diritti civili, alle altre idee espansioniste e guerrafondaie che ho sentito questa mattina alla radio e mi domando come mai due dei miei più promettenti studenti , intelligenti e di solito molto acuti nelle osservazioni, possano non condividere il mio malessere per un paese che è così lontano da noi , ma con il quale abbiamo a che fare tutti i giorni, essendo la comunità filippina estremamente numerosa a Milano. Non conosco molto di quel paese, e gli studenti filippini non sono sempre disposti a parlarne , così educati e rispettosi delle regole dei tempi e dei ruoli quali sono. Almeno tutti quelli che ho avuto in classe in questi 12 anni. A casa, mi metto a sfogliare pagine della BBC, della radio, dei principali quotidiani e ritrovo le notizie già sentite . Nonostante non ci siano ancora i risultati finali , il principale rivale di Duterte ha dichiarato la sua sconfitta e Duterte ha detto di accettare il mandato con “estrema umiltà”. Mah. Il neo presidente , 71 anni e già sindaco di Davao, ha provocato numerosi commenti e controversie durante la sua campagna elettorale di conseguenza ad alcuni commenti a dir poco infuocati. Lui ha dato ragione del suo successo al la sua linea dura contro il crimine che gli è valso il nickname di The Punisher. Non è chiaro però come farà a mantenere quelle promesse elettorali , avendo offerto, come Mr Trump d’altronde, pochi dettagli sulle successive politiche . Gli attivisti dei diritti umani sono già preoccupati che possa ripetere su scala nazionale quello già accaduto a Davao , dove come sindaco è accusato di aver permesso alle squadre della morte di compiere centinaia di omicidi di persone accusate di crimini.

Certamente gli elettori , stanchi di anni di politiche inefficaci contro la povertà e la mancanza di infrastrutture che sta dilaniando il paese avranno visto in lui una soluzione, ma Duterte avrà un arduo compito nel soddisfare le attese dei suoi elettori , sperando che la svolta non sia antidemocratica. E che stona così tanto con quelle testoline quattordicenni così acute e rispettose e meritevoli di libertà di espressione e di non dover temere per il paese dei loro cari.



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