Letteratura

Edgar Allan Poe, le migliori citazioni

Edgar Allan Poe

Edgar Allan Poe, poeta, romanziere, critico letterario e saggista, nasce a Boston nel 1809.
Celebre per i suoi racconti brevi in cui codifica il genere horror nel senso moderno, emancipato, cioè, dall’immaginario gotico del tempo fatto di castelli abbandonati, chiese sconsacrate e scenari analoghi e per aver inventato il genere poliziesco e noir.

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«Gli uomini mi hanno chiamato pazzo; ma nessuno ancora ha potuto stabilire se la pazzia è o non è una suprema forma d’intelligenza.»


Nel 1838 scrive una delle sue storie migliori : Ligeia. Un anno dopo, La caduta della casa degli Usher, che desta, tra i lettori, ancor maggior sensazione del racconto precedente, con la conseguenza che nel 1839 Edgar Allan Poe è già uno scrittore affermato e di successo.
Nel 1840 pubblica la raccolta I racconti del grottesco e dell’arabesco, già editi da diverse riviste dell’epoca.
Negli anni successivi Edgar Allan Poe dà vita alle pagine più belle e oscure della sua narrativa e vive uno dei periodi migliori dal punto di vista dell’ispirazione artistica: sono i suoi anni d’oro in cui scrive veri e propri capolavori come Il pozzo e il pendolo o Il cuore rivelatore.
C’è qualcosa, però, che tormenta lo scrittore: la sua poesia non è apprezzata tanto quanto i suoi racconti, anzi è quasi snobbata dalla critica. L’uomo che immagina incubi terrificanti, storie capaci di infondere nell’animo grandi paure, è afflitto, come in una delle sue storie, da una grande insicurezza, un turbamento interiore che destabilizza il normale svolgersi della sua quotidianità.
Non trova la pace interiore, vuole che anche le sue poesie abbiano il giusto apprezzamento. Non manca molto. Nel 1845 pubblica Il corvo, poesia che diventa un successo nel giro di pochissimi giorni, di una notte probabilmente, e oggi è, forse, la poesia più famosa della letteratura americana.
Ora lo scrittore Edgar Allan Poe è ammirato e osannato, ma le difficoltà non sono finite.
La morte per tubercolosi della moglie Virginia lo fa sprofondare nella più cupa disperazione. Dopo questa morte il genio dello scrittore è travolto dal dolore e dal rimpianto, che egli affoga nell’alcool, ancor più di quanto già abitualmente facesse. E anche lui tenta il suicidio.

Nell’estate del 1849 pubblica Eureka, una lunga meditazione filosofica. Il 7 luglio dello stesso anno scrive “Non ci resta che morire insieme. Non serve a nulla discutere con me ora: devo morire. Da quando ho finito Eureka non ho più alcun desiderio di vivere. Non riuscirei a portare a termine nient’altro (..) Da quando sono qui sono stato una volta solo in prigione per ubriachezza, ma questa volta non era ubriaco. È stato per Virginia ”.
Gli ultimi anni della sua vita sono complicati. Probabilmente consuma oppio e soffre di allucinazioni. Come se si trattasse di un racconto del terrore scrive pagine di vita drammatiche e disperate, fatte di orrore e buio, povertà e desolazione.
Dio aiuti la mia povera anima” sono le ultime parole dello scrittore. Il 7 ottobre 1849 muore l’uomo, nasce il mito.
Ricordiamo l’inventore del poliziesco e del noir, dei racconti dell’orrore, il precursore della fantascienza e del decadentismo con alcune delle sue citazioni più famose.

  • Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte. (da Eleonora)
  • Come regola generale, nessuno scrittore dovrebbe far figurare il suo ritratto nelle sue opere. Quando i lettori hanno gettato un’occhiata alla fisionomia dell’autore, di rado riescono a mantenersi seri. (da Marginalia)
  • Disse il Corvo: “Mai più”. (da Il Corvo)
  • È veramente da mettere in dubbio che l’intelligenza umana possa creare un cifrario che poi l’ingegno non riesca a decifrare con l’applicazione necessaria. (da Lo scarabeo d’oro)
  • Era un animale di notevoli proporzioni e bellezza, tutto nero e dotato di un’intelligenza sbalorditiva. A tale proposito, mia moglie, incline in cuor suo alla superstizione, faceva continue allusioni alla inveterata credenza popolare che considera tutti i gatti neri streghe travestite…
  • Essere sepolti vivi è senza dubbio, il più terribile tra gli orrori estremi che siano mai toccati in sorte ai semplici mortali. Che sia avvenuto spesso, spessissimo, nessun essere pensante vorrà negarlo.
  • I limiti che dividono la Vita dalla Morte sono, nella migliore delle ipotesi, vaghi e confusi. Chi può dire dove finisca l’una e cominci l’altra? (da La sepoltura prematura)
  • I veri, i soli veri pensatori, gli uomini di ardente immaginazione! (da Mellonta tauta)
  • L’ignoranza è una benedizione, ma perché la benedizione sia completa l’ignoranza deve essere così profonda da non sospettare neppure se stessa. (da Un capitolo d’idee)
  • Mi hanno chiamato folle; ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell’intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell’intelletto in generale. (da Eleonora, 1842)
  • Non c’è in natura una passione più diabolicamente impaziente di quella di colui che, tremando sull’orlo di un precipizio, medita di gettarvisi. (da Il genio della perversione)
  • E tutto quello che ho amato, l’ho amato da solo.
  • La bellezza di qualsiasi tipo, nel suo sviluppo supremo, eccita sempre l’anima sensibile fino alle lacrime.
  • Perché la tartaruga ha il passo sicuro, è questa una ragione per tagliare le ali dell’aquila?
  • L’enorme moltiplicazione di libri, di tutti i rami del sapere, è uno dei più grandi mali del nostro tempo.
  • La morte di una bella donna è senza dubbio l’argomento più poetico del mondo.
  • Il demone del male è uno dei primi istinti del cuore umano.
  • Esistono per me quattro condizioni per la felicità: L’Amore di una donna, la vita nella Natura, l’assenza di ogni ambizione e la creazione di una nuova bellezza.
  • E forse nella Musica che lo spirito s’accosta maggiormente all’alto conseguimento per il quale lotta e si batte: la creazione della bellezza sovrannaturale.
  • Non credete a nulla di quanto sentito dire e non credete che alla metà di ciò che vedete. (da Il sistema del dott. Catrame e del prof. Piuma)
  • Non è veramente coraggioso colui che teme di sembrare od essere, quando gli conviene, un vile. (da Marginalia)
  • Il bambino conosce il cuore dell’uomo.
  • Oggi sono in catene e sono qui. Domani sarò senza ceppi… ma dove? (da Il genio della perversione)
  • Esiste allora una diabolica provvidenza che prepara l’infelicità nella culla, che getta premeditatamente esseri angelici ricchi d’intelligenza in ambienti ostili, come martiri nel circo? Vi sono dunque delle anime sacre, votate all’altare, condannate a camminare verso la gloria e la morte, calpestando le proprie macerie? L’incubo delle tenebre stringerà in una morsa eterna queste anime elette? Inutilmente si dibattono, inutilmente si addentrano nel mondo, ai suoi fini ultimi, agli stratagemmi; perfezioneranno la loro prudenza, sprangheranno tutte le uscite, barricheranno le loro finestre contro i proiettili del caso; ma il diavolo entrerà nella serratura: una perfetta virtù sarà il loro tallone d’Achille, una qualità superiore il germe della loro dannazione.
  • Quando un pazzo sembra perfettamente ragionevole è gran tempo, credetemi, di mettergli la camicia di forza. (da Il sistema del dott. Catrame e del prof. Piuma)
  • Tutto ciò che vediamo o sembriamo non è altro che un sogno in un sogno. (da A Dream within a Dream)
  • Non ho fiducia nella perfezione umana. L’uomo è ora più attivo, non più felice, o più intelligente, di quanto non fosse 6000 anni fa.
  • Tutto ciò che vediamo o sembriamo non è che un sogno dentro un sogno.
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