Letteratura

L’Amore non ha limiti. Intervista ad Edoardo Papa

“Cerco di trasmettere e tradurre con naturalezza alcune vocazioni e sentimenti di una vita che in qualche misura si ricreano da e per generazioni”  – E. Papa

Edoardo Papa è un poeta, non solo perché scrive poesie, ma per come interpreta la vita, e cioè con passione, energia e impegno sociale. Questa sua verve lo porta ad essere impegnato su più fronti. Le attività di Edoardo, infatti, abbracciano un ventaglio di interessi molto ampio.
Dal teatro al ballo, dallo sport alla musica, Edoardo è una personalità poliedrica. Basti pensare che dopo la nostra intervista accompagnerà i ragazzi al campo sportivo del paese per una delle gare dei tornei di calcio che organizza per i più giovani e poi, ancora, neanche il tempo di finire che – ci spiega – dovrà andare di corsa alle prove dell’interpretazione di alcune poesie-canzoni di Fabrizio De André che ha in programma a breve (evento concluso alla data di pubblicazione dell’articolo). Insomma, Edoardo non si risparmia e si mette a disposizione per la realizzazione di opere meritorie in cui crede fortemente come la promozione dello sport tra i più giovani e della cultura in generale.
Da sempre, però, la poesia è forse la sua più grande passione: già da adolescente scriveva versi e non ha più smesso. Oggi vanta la pubblicazione di tre raccolte di poesie: Colgo un fiore giallo”, “Dove… Nidi di rondini” e “Volano i miei pensieri”.

Nelle poesie è sempre al centro l’Amore, che è il motore buono del mondo, l’essenza universale di cui tutti viviamo. Ma l’Amore in quanto tale non è solo quello tra un uomo e una donna… è anche quello per la musica, per un romanzo, per un luogo del cuore o per la squadra per cui si tifa… è l’Amore per la vita stessa, per le passioni e le emozioni che ci regala.

Ecco le domande che abbiamo rivolto ad Edoardo:

Quando ha cominciato a scrivere poesie e come è nata questa passione?

All’età di quindici-sedici anni dopo aver letto alcune poesie di Neruda, aver letto i Canti di Leopardi e conosciuto le canzoni e poesie di Salvatore Di Giacomo, un po’ per spirito di imitazione, un po’ per esprimere sentimenti che non avrei saputo o potuto esprimere in altro modo.

Le persone leggono sempre meno poesie e non riconoscono nessun ruolo al poeta eppure noi riteniamo che la poesia abbia un ruolo fondamentale. Cosa può fare un poeta per far superare l’indifferenza?

La colpa è dell’omologazione, dei mass media, dei computer e smartphone. Oggetti che danno poche opportunità di guardarsi dentro e di allargare lo sguardo fuori di noi e sulle condizioni politico-sociali di altri.

Che cosa rappresenta per lei la poesia? Un linguaggio riservato ad una élite o un linguaggio universale?

Sarebbe facile rispondere confermando la seconda ipotesi, ma poiché la poesia è un insieme di cose fra le quali l’introspezione, l’indagine dell’animo umano, la verità e la riscoperta della natura, la comprensione della poesia richiede anche una formazione e una ricerca per migliorarsi e migliorare la componente naturale oggettiva. Non ultima una buona dose di coraggio per denunciare le ingiustizie.

Quali sono le sue fonti di ispirazione?

L’osservazione dei miei simili e la natura che mi circonda, le guerre che sempre funestano il mondo creando morte e dolore e immigrazioni.

Tra le sue poesie ce n’è una a cui è particolarmente affezionato?

In verità ve ne sono parecchie, però quella alla quale sono più affezionato è “Ci si può innamorare“, poesia della prima raccolta “Colgo un fiore giallo” in cui esprimo la mia convinzione: non ci sono limiti di età e di condizioni per innamorarsi.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

In questo momento sto cercando di preparare una lettura delle poesie-canzoni di Fabrizio De Andrè in commemorazione dei quindici anni della sua scomparsa, tracciando un percorso che tocca la guerra, l’etica, la religione, l’ironia del grande cantautore.

Con il permesso dell’autore pubblichiamo alcune poesie:

CI SI PUÒ INNAMORARE

Ci si può innamorare
a novant’anni di Claudia
o della Paola a vent’anni
senza ripulsa o vergogna.

Ci si può innamorare
della Spagna o dell’effige
del toro dell’Andalusia
o dei versi di Garcia.

Ci si può innamorare
del proprio passato o del futuro
senza veri rimpianti oppure
morire per l’incerta attesa.

Ci si può innamorare
degli occhi di una donna albina
visti tra la folla urlante di uno stadio
o nell’intervallo di un cinema d’essai.

Ci si può innamorare
del proprio Re, del suo giullare,
della Pazza Regina, di un libro di fiabe indiane
o di un racconto di Calvino.

Confesso: Ci si può innamorare
del cielo, delle nuvole, del mare,
del sole, della pioggia, della luna,
della via lattea, del cane, del gatto,
o di tutti i vermi di questa
fottuta meravigliosa terra.

 

COLGO UN FIORE GIALLO

Colgo un fiore giallo
da un pendio scoscese di Loano,
i severi ciottoli mi rimproverano,
un tremolio irrigidisce la mia mano.

Sospiri lievi si levano
alla vista del mare non lontano,
il profumo dell’ulivo e del pino si confondono
con la salsedine e la brezza marina.

Buttare via i ricordi che spavaldi riaffiorano,
pensieri, come fiotti di sangue, il cervello irrorano,
amicizie spezzate, come cristalli infranti.

Pezzi d’argento, saltellando
si posano sul fondo verde,
il sole picchia forte
cambia il colore della mia bianca fronte.

Il sogno confonde
la luce incerta del giorno.
La colpa è del fiore giallo,
del mare chiaro o del
sole di marzo malandrino?

 

‘A NEVE DO’ CINQUANTASEIE A NAPULE

‘A neve do’ cinquantaseie a Napule
chi se l’arricorda?
So’ cagnate e staggione e tiempe e
so’ cagnate’ ‘e ccose.
Tutto se cagne, eppure, se campa ancora.
Ma ‘a neve do’ cinquantaseie, addo sta?

I me l’arricordo, teneve triric’anne,
era ‘a primma vvota ca vedevo ‘a neve.
iiih… che sfizzie zumparce rinte,
jucà ‘o pallone scivulianne
comme ‘ncopp’a ‘na lastra e sapone.
Vulanno ‘ncopp’a ‘na tavulella
sott’e e ‘ncoppe pa’ scalinatella.

Te l’arricuorde, Marì,
ero uaglione e già te vulevo
nu cuofene e bbene.
Addo stà mo a neve do cinquantaseie
si no int’a ‘a cape e chi ‘o sapette
acchiappà, chillu mumente?

 

ALLA LUNA

Alla luna,
corrosa dal gelo della notte,
mentre vezzosa si rimirava,
in una lastra di ghiaccio della Darsena,
le diedi un bacio e le chiesi:
“Perché l’indifferenza?”

Mi rispose
“Ascolta la stella del mattino.
Lei è bella, vera e sincera
mai ti saprebbe mentire.”
Intanto la notte si schiariva.

Venne, alfine, l’Aurora
splendida sul suo carro lucente,
trainato da candide colombe,
circondato da amorini impertinenti.
Distese leggiadra la mano e
carezzandomi il viso disse:

“Vivi sereno la vita meravigliandoti,
come Leonardo, osservandomi, sempre
con gli occhi curiosi d’un bambino.

 

YO TE ADORO

Qui il vento viene da lontano.
i sentieri portano lontano.
Zefiro disperde i miei pensieri, che
spontaneamente a te vanno.

Qui il vento conduce lontano,
la nube nera e minacciosa si distende
e le cose necessarie, futili diventano
come oro serrato nel cassetto.

È buono il vento
che fa volare basso la rondine solitaria.
E’ buono il sapore antico del gelso
e l’aspro vino delle modeste alture.

L’alta vetta dell’Aquilone,
come punta di lunga lancia,
che ardito guerriero sannita scaglia,
trafigge l’affannoso anelito.

Lontano e solo un’idea
di ombre viste da buia caverna.
Tu appari dea vicina e reale,
piccolo falco che domina l’aere.
Tu padrona del mio pensiero, che
sempre, anche se lontano, implora:
Yo te adoro!

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