Letteratura

Elena Ferrante, resta il mistero sulla sua identità nonostante la candidatura al premio Strega

Elena Ferrante - Storia della bambina perduta

L’autrice (o autore) napoletana mantiene il segreto da più di venti anni.

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Quando lo scrittore Roberto Saviano ha candidato Elena Ferrante, ha anticipato che, anche in caso di vittoria, l’autrice di “L’amore molesto” non avrebbe ritirato di persona il premio.
Elena Ferrante è uno pseudonimo utilizzato dalla scrittrice da quando il suo primo libro è stato pubblicato nel 1992. La vera identità è un segreto gelosamente custodito e presentarsi a ritirare il premio significherebbe rinunciare al patto iniziale coi lettori. Già molti anni addietro, infatti, scriveva: “l’ho scritto; se il libro vale qualcosa, dovrebbe essere sufficiente. Non parteciperò a dibattiti e convegni, se mi inviteranno. Non andrò a ritirare premi, se me ne vorranno dare. Non promuoverò il libro mai, soprattutto in televisione, né in Italia né eventualmente all’estero. Interverrò solo attraverso la scrittura, ma tenderei a limitare al minimo indispensabile anche questo. Mi sono definitivamente impegnata in questo senso con me stessa e con i miei familiari. Spero di non essere costretta a cambiare idea. Capisco che ciò può causare qualche difficoltà alla casa editrice. Ho grande stima per il vostro lavoro, mi sono affezionata subito a voi, non vi voglio arrecare danno. Se non intendete più assecondarmi, ditelo subito, capirò. Non è affatto necessario che io pubblichi questo libro“.

Il desiderio di scrivere, ma allo stesso tempo di rimane nell’anonimato, è una scelta che nessuno poteva capire meglio di Saviano, scrittore costretto a nascondersi e a vivere sotto la protezione della polizia dopo la pubblicazione di “Gomorra”.

Quando ha candidato Ferrante, ha detto di averlo fatto per ristabilire il prestigio del premio Strega, un premio che dice “ha perso il suo fascino”, e diventa simile a un gioco che è “sfacciatamente truccato” in un mondo editoriale che manca di autentica concorrenza, specchio, quindi, dell’Italia attuale. “La tua partecipazione romperebbe gli equilibri di un gioco scontato. Questo riconoscimento storico non deve più essere uno scambio di voti e favori“, ha detto Saviano.

Ferrante partecipa con il romanzo “Storia della bambina perduta”. Si tratta del quarto volume della quadrilogia de “L’amica geniale”, dominata dalle storie di vita interiore delle donne, le loro relazioni, le loro tragedie. I libri sono scritti in modo sorprendentemente autentico, tanto che i critici suggeriscono che l’anonimato è una protezione necessaria per una scrittrice così terribilmente “vera”. Elena Ferrante ha raggiunto, con i suoi scritti, lettori fedeli ben oltre i confini dell’Italia.

Grazie al voto della giuria nota come gli Amici della Domenica, Ferrante è ora tra i cinque finalisti.

Lei probabilmente sarebbe molto felice di vincere questo premio“, dice una delle poche persone che conosce la sua identità, il suo editore Sandro Ferri. Ma si affretta ad aggiungere che esso rappresenta uno status symbol che Ferrante ha consapevolmente evitato: “Lei aveva deciso di non far parte della società letteraria. La Strega è invece un’istituzione. Sono sorpreso che faccia parte dei finalisti. Io sinceramente non ci avrei creduto.

Egli ha aggiunto che il premio è sempre stato vinto da due case editrici leader in Italia, Mondadori o Rizzoli, e mai da una indipendente come Edizioni E / O, il gruppo editoriale che gestisce con la moglie, Sandra Ozzola Ferri.

Se una parte dei lettori di Ferrante può aver sperato che la partecipazione al premio Strega sarebbe stata, finalmente, l’occasione per palesarsi, Ferri si affretta a dire: “Non apparirà in pubblico, questo è sicuro“.
La speculazione senza fine sull’identità di Ferrante, nel frattempo, genera dibattiti, a volte noiosi. È stato anche ipotizzato che Ferrante sia lo pseudonimo di uno scrittore di sesso maschile, Domenico Starnone, una voce che è stata oggetto di smentite.
C’è troppo rumore su questo anonimato“, spiega Ferri, giustificando la decisione come una “scelta del tutto naturale e legittima. L’unica cosa che posso dire è che questo le dà la possibilità di essere molto più sincera“.

Saviano, in una lettera aperta a Ferrante pubblicata su La Repubblica a febbraio, ha invece detto della sua personale mancanza di interesse a conoscere l’identità della scrittrice, anche se si tratta di un argomento che continua ad affascinare gli altri lettori. “Non sono mai stato curioso di sapere chi c’è dietro il tuo nome perché ho avuto le tue pagine a mia disposizione da quando ero un ragazzino“, ha scritto, “e questo è stato sufficiente.

Saviano e Ferrante, figli della stessa terra e accomunati dalla necessità di nascondersi: una scelta obbligata da una parte e una decisione autoimposta dall’altra.

Con il tempo ho scoperto che metterci la faccia e il corpo, accanto alla scrittura, vuol dire anche offrire carne e sangue ai nemici perché possano farne brandelli. Ho scoperto che esistono verità difficili da scrivere senza l’anonimato, ho scoperto che esistono verità che prediligono che il volto si smaterializzi, che resti nell’ombra, perché le cose dette sono talmente personali che aggiungere carne e sangue vorrebbe dire due cose: rinunciare all’autenticità del racconto o morirne. Sono scelte. Scelte personali. Scelte umane e per questo fallibili e criticabili.”, dice ancora Saviano.

Mentre Frerrante, in una recente intervista, afferma: “Due decenni sono tanto tempo. Le ragioni delle decisioni prese negli anni Novanta sono cambiate. Allora ero spaventata dalla possibilità di dover uscire dal mio guscio. Aveva prevalso la timidezza. Poi è stata ostilità per i media, che non prestavano attenzione ai libri in loro stessi. Non è il libro che conta, per loro, ma l’aura del suo autore“.

Quella della Ferrante sembra, insomma, una decisione irremovibile.

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