Letteratura

La vacanza dei superstiti (e la chiamano vecchiaia)

La differenza fra un nevrotico  ed uno psicotico è molto semplice, ci insegnava un docente della scuola di specializzazione milanese da me frequentata nei lontani anni Ottanta.

Per il nevrotico due più due fa quattro, ma gli dispiace, per lo psicotico due più due può fare anche mille, e non se ne cura.

Questo aneddoto, fra il serio ed il faceto, mi induce  a ritenere che, fatti salvi i criteri di tassonomia psichiatrica,  fatta salva la realtà che esiste malgrado noi, ci sia un modo,  squisitamente soggettivo, di percepire la medesima (realtà) intrecciato alla altrettanto  unica (e personale)capacità  di oggettivare quando accade dentro e fuori di noi.

Esiste dunque una vecchiaia almeno quanto (esistono) le vecchiaie? Sono soggetti multipli , squisitamente unici,  peculiari in corpi oggetto del tempo e  declinano il mondo esterno ed interno attraverso lo stile cognitivo e di adattamento usualmente  adottato e poi praticato nelle età precedenti. Invecchiamo come abbiamo vissuto. La  percezione di quanto ci accade,  modulata in un  universo di ossimori polisemantici, permette di sintonizzarci sulla pluralità di quelle note, alcune più tristi, altre meno dolenti che si confanno all’autunno inoltrato di nostra vita. E’ un non più associato, nelle ipotesi migliori, all’ancora.

Franca Valeri, nel suo divertente libriccino edito da Einaudi nel 2016,  forte della propria elegante e puntuta ironia, definisce la vecchiaia una vacanza dei superstiti. Sono due sostantivi, che  si cavalcano a vicenda, quasi a favorire , tra il faceto ed il disincantato, il viraggio  verso una malinconia ancora benevola. Lo esprime lo sguardo in tralice in copertina, una pensosità contenuta,  mani che paiono rilanciare un’incertezza composta, quasi  dialogo suggestivo fra il non detto , percepito a termine, e l’ancora che fatica a profumare di speranza.L’autrice commenta fin da subito che invecchiare non è facile.  Improvvisamente ha 90 anni, inattesi, pur nella consapevolezza  che non si finisce secondo il calendario . Nessuno, prosegue , si lamenta di aver vissuto ma a 90 anni il problema sembra affacciarsi su un futuro, in grado di offrire due possibilità: ripensare o inventare. Spesso ,aggiunge, le due cose si equivalgono. Giovinezza e maturità possono intendersi età allo sbaraglio, ma la vecchiaia, a detta della Valeri,  si può programmare, è  preparazione che comincia presto. E se, poi, la succitata condizione di anzianità alimenta  la tendenza a rimpiangere delle stupidaggini, la posizione di colui che arriva a diventare vecchio, dunque , lo sottolinea amabilmente la Valeri, un superstite,  è  davvero più divertente che tragica .

In ultima analisi presumo quindi non dispiaccia più  che due più due faccia il ben noto quattro…

Riferimento bibliografico

F.Valeri, La vacanza dei superstiti ( e la chiamano vecchiaia),Einaudi, Torino, 2016

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